08/08/09

MAPPE E PLASTICO

In trenta anni circa di permanenza nel campo di Vindonissa-Windisch, ha creato le condizioni ideali per l' accumularsi di materiale e reperti appartenuto alla XI LEGIO e ai legionari che vi stazionarono.




NELLA MAPPA E' RIPORTATA DOVE ERA VINDONISSA




PLASTICO DEL CASTRUM DI VINDONISSA


BRUGG LOCALITA' VICINO WINDISCH SEDE DEL MUSEO,
DOVE SONO CONSERVATI REPERTI APPARTENUTI ALLA LEGIO XI
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VINDONISSA ATTUALE WINDISCH -SVIZZERA-

Vespasiano, divenne imperatore dopo aver sconfitto Vitellio nella seconda battaglia di Bedriaco. Immediatamente dopo l'ascesa al trono Vespasiano dovette fronteggiare la rivolta batava, e l'XI fece parte della vittoriosa spedizione di Quinto Petillo Cereale. La distruzione di quattro legioni, però, obbligò l'imperatore a ridisporre le proprie truppe, e l'XI si spostò a Vindonissa in Germania superiore, al posto della XXI Rapax, mentre in Dalmazia fu sostituita dalla IIII Flavia Felix.
Vindonissa era un campo legionario romano, nei pressi della moderna Windisch, in Svizzera. L'importanza del campo derivava dalla sua posizione, alla confluenza del Reuss e dell'Aar, a soli 15 km dal Reno.
Storia
Prima dell'insediamento romano vi era un oppidum celtico. Vindonissa venne fondata probabilmente tra il 9 ed il 13, in seguito alla disfatta di Teutoburgo e la conseguente riorganizzazione della frontiera operata da Tiberio e Germanico; una prima espansione verso occidente avvenne nel 21, mentre all'espansione del 30 risale la costruzione delle terme e del valetudinarium.
La Legio XIII Gemina occupò il campo fino al 44 o 45, quando venne sostituita dalla XXI Rapax, che venne installata in un nuovo campo, costruito in pietra. La XXI venne disciolta in occasione della Rivolta batava del 69-70 e sostituita dalla XI Claudia, che rimase fino al 101, quando le truppe vennero inviate sul Danubio in preparazione della campagna contro i Daci. In seguito Vindonissa rimase un insediamento civile, che vide la costruzione di una fortificazione nel IV secolo.
Oltre al forte legionario sono ancora presenti l'anfiteatro e l'acquedotto del I secolo, ancora in uso, quattro cimiteri, una mansio e una collina di detriti.


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06/08/09

QUINTO PETILLIO CEREALE

Quinto Petillio Cereale venne inviato in Germania inferiore a fronteggiare la rivolta batava, guidata dal principe romanizzato Gaio Giulio Civile. Questa rivolta, che era scoppiata quando Vespasiano non aveva ancora preso saldamente il potere, aveva visto quattro legioni romane arrendersi al nemico. Ceriale, a capo di un forte esercito costituito dalle legioni VIII Augusta, XI Claudia, XIII Gemina, XXI Rapax e la neo-reclutata II Adiutrix, attraversò le Alpi, approfittando della mancata guardia dei valichi del Grande e Piccolo San Bernardo e del Monginevro da parte del rivoltoso Giulio Tutore, entrando nella provincia. Ulteriori riforzi vennero dalla Britannia, con il distaccamento della XIIII Gemina, e dalla Hispania, con l'arrivo della I Adiutrix e della VI Victrix.[3]
Viene riportato dalle fonti che Domiziano, il figlio di Vespasiano, chiese a Ceriale di consegnargli il comando delle legioni che stavano sconfiggendo Civile. Lo scopo di Domiziano era quello di acquisire prestigio con una vittoria in realtà già ottenuta da Ceriale, ma anche quello di prendere il potere. Ceriale rifiutò, scartando questa ipotesi come la fantasia di un ragazzo.[4] E nel corso del 70 diventava console per la prima volta.

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05/08/09

RIVOLTA BATAVA

Da Wikipedia

La rivolta batava ebbe luogo nella provincia romana della Germania inferiore tra il 69 e il 70. I ribelli batavi, guidati da Gaio Giulio Civile, riuscirono a distruggere quattro legioni, infliggendo sconfitte umilianti all'esercito romano, ma dovettero poi arrendersi al generale Quinto Petillio Cereale. Dopo la stipula della pace la situazione tornò normale, ma i Romani mantennero una legione stabilmente in zona. La rivolta batava si materializzò nell'Anno dei quattro imperatori, durante il quale vi fu un susseguirsi di imperatori sul trono dell'Impero romano.

Legioni romane coinvolte
Legioni distrutte a Castra Vetera dai rivoltosi e non ricostituite:
V Alaudae
XV Primigenia
Legioni di guardia a Mogontiacum e poi ricostituite sotto altri nomi:
IIII Macedonica, divenuta IIII Flavia Felix
XVI Gallica, divenuta XVI Flavia Firma

Altre legioni:
I Germanica, fusa con la VII di Galba per diventare la VII Gemina
VIII Augusta
XI Claudia
XIII Gemina
XXI Rapax
II Adiutrix
I Adiutrix
VI Victrix

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II° BATTAGLIA DI BEDRIACO

Seconda battaglia di Bedriaco
La seconda battaglia di Bedriaco fu combattuta il 24 ottobre 69 (l'anno dei quattro imperatori) tra le forze di due pretendenti al trono dell'Impero romano: Vitellio e Vespasiano. La sconfitta di Vitellio permise a Vespasiano di diventare imperatore, iniziando la dinastia dei Flavi. Vitellio era divenuto imperatore sconfiggendo il suo rivale Otone nella prima battaglia di Bedriaco (14 aprile). Le legioni che si trovavano in oriente, però, acclamarono il proprio generale Tito Flavio Vespasiano imperatore. Vespasiano era stato inviato nella regione da Nerone con un forte contingente per combattere le forze giudaiche nella prima guerra giudaica, scoppiata nel 66. Venuto a conoscenza degli eventi successivi alla morte di Nerone, Vespasiano si mise d'accordo col governatore della Siria, Gaio Licino Muciano, e inviò una forza composta di vessillazioni delle legioni giudaiche e siriane in occidente, agli ordini di Muciano.
Prima che le legioni orientali raggiungessero Roma, le legioni del confine del Danubio, poste in Rezia e Mesia, acclamarono Vespasiano imperatore: la III Gallica, VIII Augusta e VII Claudia avevano infatti inizialmente sostenuto Otone, ma non erano potute intervenire prima della sua sconfitta a Bedriaco, e avevano quindi accettato Vitellio imperatore. Quando però seppero della candidatura di Vespasiano, queste legioni abbandonarono Vitellio, convincendo persino altre due legioni, la VII Galbiana e la XIII Gemina a sostenere il generale dell'esercito orientale. La XIII aveva una ulteriore buona ragione per avversare Vitellio, in quanto era stata sconfitta a Bedriaco e i suoi legionari erano stati messi a costruire degli anfiteatri per i due generali vitelliani vincitori, Fabio Valente e Aulo Cecina Alieno, come punizione. Le legioni danubiane, comandate dal legato della Galbiana Marco Antonio Primo, marciarono su Roma, anticipando le legioni di Muciano che erano ancora distanti.
Venuto a conoscenza dell'arrivo di Antonio, Vitellio gli inviò contro un esercito composto dalle legioni XXI Rapax, V Alaudae, I Italica e XXII Primigenia, più vessillazioni di altre sette legioni e truppe ausiliarie, al comando di Cecina (Valente era rimasto a Roma bloccato da una malattia).
Le prime legioni di Antonio raggiunsero Verona, ma Cecina, sebbene in superiorità numerica e richiesto di attaccarle, si rifiutò di cercare battaglia. Egli aveva deciso infatti, con l'appoggio del comandante della classis Ravennatis (la flotta di Ravenna) Lucilio Basso, di passare dalla parte di Vespasiano. Le truppe di Vitellio si rifiutarono di abbandonare il proprio imperatore e imprigionarono Cecina. Decisero quindi di muovere su Cremona senza aspettare l'arrivo da Roma di Valente, ormai guarito. Anche Antonio, che si trovava a Bedriacum, mandò a Cremona una unità di cavalleria.
Battaglia
La cavalleria di Antonio incontrò l'avanguardia di Vitellio tra Cremona e Bedriaco (24 ottobre) e, raggiunta dalle legioni, ebbe la meglio sulle forze di Vitellio, che furono costrette a ritirarsi a Cremona. Antonio decise di approfittare della situazione avanzando lungo la Via Postumia verso Cremona, ma si scontrò con il grosso delle forze vitelliane, rinforzate dalla IIII Macedonica ma ancora senza comandante (Valente non era ancora giunto da Roma).
La battaglia fu molto dura e durò tutta la notte, fino all'alba del 25. La VII Galbiana, la legione di Antonio, subì grosse perdite, giungendo a perdere per qualche tempo la propria aquila, finché un centurione non si sacrificò per recuperarla. A poco a poco le truppe di Antonio presero il sopravvento, ottenendo la vittoria proprio all'arrivo dell'alba, per un episodio singolare.
La III Gallica era stata a lungo in servizio in Siria e i suoi soldati avevano accettato numerosi il culto locale della divinità solare. Nel momento in cui sorse il sole, i soldati si voltarono verso oriente salutandolo, come era uso tra i devoti: le truppe di Vitellio, però, travisarono il gesto, ritenendo che gli uomini della Gallica stessero salutando l'arrivo dei rinforzi, e si abbatterono, venendo respinte fino al proprio campo. Antonio conquistò il campo nemico e poi attaccò direttamente Cremona: la città si arrese, ma questo non la salvò dall'incendio appiccato dai vincitori.
Conseguenze
La vittoria a Bedriaco, dove sei mesi prima era stata decretata l'ascesa al trono di Vitellio, permise a Vespasiano di divenire imperatore. Antonio, infatti, avanzò su Roma, dove prese prigioniero Vitellio, che fu qualche tempo dopo ucciso.

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I° BATTAGLIA DI BEDRIACO > CREMONA

Prima battaglia di Bedriaco
Da Wikipedia, Betriacum, Cremona



Esito:
Vittoria di Vitellio

Schieramenti
Impero romano(Otone) Impero romano(Vitellio)
Comandanti
Svetonio PaolinoLicinio Proculo Fabio ValenteA. Cecina Alieno
Effettivi
50.000(Legio I Adiutrix,Legio XI) 70.000(Legio I Italica,Legio V Alaudae)


La prima battaglia di Bedriaco fu combattuta il 14 aprile 69 a Bedriaco, vicino Cremona, tra l'esercito di Otone e quello di Vitellio, due pretendenti al trono dell'Impero romano dopo la morte di Nerone e Galba.
Lasciando un forte distaccamento a tenere il campo di Bedriaco, le forze di Otone avanzarono lungo la Via Postumia in direzione di Cremona. A breve distanza da questa città, inaspettatamente, incontrarono le truppe di Vitellio. Gli uomini di Otone erano in svantaggio, combatterono disperatamente, ma alla fine furono costretti a ripiegare in disordine verso il loro campo di Bedriaco. Là, il giorno successivo, li seguì Vitellio vittorioso ma solo per cessare le ostilità con lo scoraggiato nemico, e per essere accolto nel campo come un amico.Otone si suicidò poco dopo.

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VESSILLAZIONE

La Legio XI venne inviata a Burnum (moderna Chistagne) in Dalmazia, a condividere il campo con la VII Paterna. Alcune vessillazioni furono inviate a ricoprire altri ruoli lontano dal campo madre: sono attestate in questo periodo a Salonae (Spalato) e a Gardun. La vessillazione (dal latino vexillatio, al plurale vexillationes) era un distaccamento della legione romana, utilizzato come una unità temporanea dell'esercito romano durante il Principato. A partire dal Dominato, invece, col termine di "vessillazione" si indicò una unità di cavalleria. Il termine "vexillatio" deriva dal vexillum, l'insegna recante il nome della legione madre portata dai distaccamenti.
Principato
Durante il Principato le vessillazioni venivano costituite all'occorrenza, per far fronte ad esigenze improvvise, come crisi sulle vaste frontiere dell'Impero romano o guerre civili, piuttosto che per formare gli eserciti da impiegare per le campagne offensive. L'impiego di più vessillazioni permetteva di ottenere unità in grado di adempiere a funzioni offensive e difensive senza sguarnire le frontiere spostando intere legioni: al termine dell'emergenza, ciasuna vessillazione ritornava alla propria legione di origine. Qualora le vessillazioni legionarie fossero inviate in una provincia governata da un procuratore, questi prendeva il titolo straordinario di procurator pro legato. Proprio per la loro natura occasionale le vessillazioni variavano in numero di elementi, ma tipicamente erano costituite da 1000 legionari e/o 500 cavalieri, più, probabilmente, degli auxilia.
Dominato [
Con l'avvento del Dominato, il termine "vexillatio" passò a indicare le unità di cavalleria dell'esercito romano. Già ai tempi di Gallieno (253-268), durante le campagne militari si impiegavano vessillazioni di cavalleria, che formavano il nerbo del comitatus l'esercito ad alta mobilità introdotto durante la crisi del terzo secolo.
Dalla Tetrarchia al V secolo
Con la riforma di Diocleziano, le vessillazioni divennero unità standard: le vexillationes palatinae e quelle comitatentes erano nominalmente formate da 300 o 600 uomini. La Notitia dignitatum, un documento che riporta la disposizione delle unità militari all'inizio del V secolo, elenca ben 88 vessillazioni.

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